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“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare
tratto da:"Sull'amore" di Hermann Hesse
Speciale Fabrizio De André Fabrizio 2009
L’11 gennaio, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, faremo una cosa inusuale: andremo in onda come sempre alle 20.10 ma fino alle 23.30 almeno, e tenteremo di mettere insieme tutti quei pezzi d’Italia che quella sera saranno in qualche modo legati fra di loro attraverso Fabrizio De André. Ogni volta nell’anniversario di Fabrizio tantissime cose 'accadono', si radunano puntualmente molti giovani con la chitarra e cantano le canzoni di Fabrizio per tutta la notte in piazza del Duomo a Milano così come in mille altre piazze d’Italia… e poi non si contano più i luoghi dedicati: le strade, le piazze, le scuole intitolate a Fabrizio De André.
Quella sera vorremmo raccogliere le immagini dei ritrovi spontanei per ricordare Fabrizio, ma fin da oggi vi chiediamo di segnalarci gli appuntamenti che potranno essere pubblicati sul sito (per chi lo vorrà), e di mandarci qualsiasi immagine o notizia possa essere utile per costruire l’evento.
Assieme a RadioRai vorremmo poi coinvolgere, liberamente, tutte le radio italiane e trasmettere l’11 gennaio tutti insieme, alla stessa ora precisa, la stessa canzone: in quei minuti fermarci ad ascoltare la voce straordinaria di Fabrizio, raro esempio, nel nostro Paese, di appartenenza a tutti. Una canzone che sceglierà Dori Ghezzi, e che comunicheremo qualche giorno prima. Chiediamo, pertanto, alle radio interessate all’iniziativa di contattarci.
Diamo quindi al nostro pubblico appuntamento all’11 gennaio, con la fierezza, se posso usare questo termine, di essere concittadini di Fabrizio De André. Non mi viene altro da dire: faremo del nostro meglio. Fabio Fazio L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano,la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé.
(D. Bonhoeffer)
Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.
Occorre un amore grande per viverti accanto, amor mio, e cavalcare un destino che e' come un puledro avverso, come una macchina astrusa. E tu vorresti scendere, guardare pascoli azzurri e invece il destino bizzarro sbatacchia le povere ali e immiserisce l'amore. Cosi' quando e' sera, io mi adagio al tuo fianco come vergine stanca, ne' so cosa tu mi puoi dare, ne' sai cos'io voglia dire. Mmh... mmh... mmh.. Avere nelle scarpe la voglia di andare. Avere negli occhi la voglia di guardare. E invece restare... prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare solo sognare.... No! Se non ci fossi tu io me ne andrei Noo! Se non ci fossi tu io non sarei prigioniero del mondo. Avere nel cuore una voglia d'amare avere nella gola una voglia di gridare e chiudersi dentro prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare solo sognare.... No! Se non ci fossi tu io me ne andrei Noo! Se non ci fossi tu io partirei. Non sarei prigioniero di nessuno e di niente io sarei fra la gente un uomo che fa quel che sente No! Se non ci fossi tu io me ne andrei hey-yeh Noo! Se non ci fossi tu io non sarei prigioniero del mondo. Sorprendimi ... con baci che non conosco ogni notte stupiscimi ... e se alle volte poi cado ti prego sorreggimi, aiutami a capire le cose del mondo e parlami, di più di te, io mi dò a te completamente ... Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali c’è un volo molto speciale non torna domani respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani qui non ci vede nessuno siam troppo vicini e troppo veri ... Sorprendimi ... e con carezze proibite e dolcissime amami ... e se alle volte mi chiudo ti prego capiscimi, altro non c’è che la voglia di crescere insieme ascoltami, io mi do a te e penso a te continuamente ... Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali c’è un volo molto speciale non torna domani respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani qui non ci prende nessuno siam troppo vicini e troppo veri ... veri ... Dai che torniamo nel vento e riapriamo le ali c’è un volo molto speciale non torna domani respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani qui non ci prende nessuno siam troppo vicini e troppo veri ... Sorprendimi ,sorprendimi ,sorprendimi..
"Fernando Pessoa chiese gli occhiali e si addormentò e quelli che scrivevano per lui lo lasciarono solo finalmente solo... così la pioggia obliqua di Lisbona lo abbandonò e finalmente la finì di fingere fogli di fare male ai fogli..."
Ecco come inizia "Le lettere d'amore (Chevalier de pas)": citando nel titolo il primo personaggio inventato da Pessoa, al quale scriveva da bambino... ed immaginando l'ultimo giorno di vita del poeta grazie ai versi scritti dall'eteronimo Alvaro de Campos pochi giorni prima di morire.
"..e la finì di mascherarsi dietro tanti nomi, dimenticando Ophelia per cercare un senso che non c'è e alla fine chiederle "scusa se ho lasciato le tue mani, ma io dovevo solo scrivere, scrivere e scrivere di me..."
Ophelia Queiroz era la donna che riceveva le lettere d'amore di Pessoa. Lettere allegre, affettuose, fitte di baci e appuntamenti che, quasi senza motivo, a un certo punto cessarono. Lettere ridicole? Sì, per Pessoa le lettere d'amore erano ridicole: proprio perchè parlavano d'amore.
"..e le lettere d'amore, le lettere d'amore fanno solo ridere: le lettere d'amore non sarebbero d'amore se non facessero ridere; anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore, anch'io facevo ridere: le lettere d'amore quando c'è l'amore, per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo senza amore, dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle non è quello di un uomo, e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare lontano...
e capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua poesia; e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo...
e scrivere d'amore, e scrivere d'amore, anche se si fa ridere; anche quando la guardi, anche mentre la perdi quello che conta è scrivere; e non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli: solo chi non ha scritto mai lettere d'amore fa veramente ridere.
Le lettere d'amore, le lettere d'amore, di un amore invisibile; le lettere d'amore che avevo cominciato magari senza accorgermi; le lettere d'amore che avevo immaginato, ma mi facevan ridere magari fossi in tempo per potertele scrivere..."
Mi alzo al mattino con una nuova Illusione,prendo il 109 per la Rivoluzione, e sono soddisfatto Un poco saggio un poco matto Penso che fra vent'anni finiranno I miei affanni Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo, in fondo è bella però è la mia età e io ci sto Si dice che in America tutto è Ricco tutto è nuovo, puoi salire In teleferica su un grattacielo e farti un uovo, io cerco il rock'n'Roll al bar e nei metrò, cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo, In fondo è bello però , è il mio Paese e io ci sto Mi dicono alla radio statti calmo statti buono non esser scalmanato stai tranquillo e fatti uomo ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti, e costi quel che costi la vincerò non ci son santi Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo, ma in fondo è bella però è la mia guerra e io ci sto cerco una donna che sia la meglio che mi sorrida al mio risveglio e che sia bella come il sole d'agosto intelligente si sa ma in fondo è bella però è la mia donna e io ci sto
Ho sempre sentito la figura di Cristo come un amico, un punto di riferimento, ma, più ancora, come qualcuno che per tutta la vita mi è stato col fiato sul collo. Non si tratta della sua immagine codificata dalla religione, né del suo significato di uomo divino, di Figlio del Padre, quanto piuttosto di un'attrazione istintiva, quasi inconsapevole, per la sua figura umana, che ho sentito profonda fin da bambino. A quei tempi, quando venivo portato alla messa della domenica, l'icona del Cristo faceva parte della religiosità dei nonni, della suggestione delle liturgie. Ma non appena ho avuto l'età in cui certe domande si affacciano non solo spontanee ma assolutamente inevitabili, ecco che la mia attenzione si è fermata sulla figura di Gesù come uomo. Uno come noi, uno che ancora oggi potremmo incontrare per strada, se solo fossimo più attenti a guardare il prossimo. Quando affrontai in solitudine i Vangeli, che prima ascoltavo nelle letture del parroco, mi resi conto di come quelle parole assumessero una verità non rimandabile, diretta proprio a me, perdendo il riverbero che, nell'ambito della solennità religiosa, accendeva quegli aspetti che potremmo definire quasi magici della religione. Ricordo che, quando andavo a messa, il miracolo del vino, per fare un esempio, mi pareva quasi un trucco da maestro prestigiatore. Quando invece — raggiunta l'età in cui ci si pongono domande che richiedono con prepotenza la serietà di una risposta — è emerso il Cristo uomo, quello che soffre come noi, che come noi patisce l'ingiustizia, leggendo i Vangeli li ho scoperti nuovi e diversi. È nata lì la mia grande curiosità nei confronti di Gesù di Nazareth. Tuttavia questa curiosità mi poneva di fronte a un confronto difficilmente sostenibile; sentivo, appunto, il fiato sul collo di una presenza che, pur lontana duemila anni, era continuamente parlante, continuamente significante. Ma cos'è, in fondo, la presenza del Cristo? È il continuo rinvio che ti costringe a farti riconoscere nei volti del tuo prossimo. È chiaro che quando sei di fronte a modelli di questo tipo, o hai la folgorazione che ti porta alla dedizione totale — e il sacerdozio ne è la forma più alta — o ti dedichi a forme di volontariato, con quell'abnegazione di cui Madre Teresa di Calcutta è stata interprete sublime. Oppure sei costretto a fare i conti con tutte quelle incertezze, quei timori, quel non avere fede e desiderio di fede, che è retaggio di noi uomini. Ecco, io non sono mai stato un uomo di fede, nel senso che in fondo non ho mai potuto raggiungere una condizione nella quale potere dire da adesso ci credo e nulla più verrà a incrinare questa mia convinzione. No, non è stato così, e non è ancora così. Vado in cerca della fede, giorno dopo giorno; così come vado in cerca dell'amore, della libertà, che non sono mai dati una volta per tutte ma che sono una conquista da vivere intensamente nel momento in cui ti si offre l'occasione, sapendo che sarai destinato a ripetere i tuoi passi nel buio, a procedere a tentoni, fino a un nuovo bagliore, fino a un nuovo attimo di compiuta felicità. Mai, tuttavia, il mio amore per Cristo è passato attraverso la prova dei dogmi. Uno tra i dogmi più tormentati è quello della verginità della Madonna: ovvero di come la Madonna abbia concepito per volere divino. Ma che senso ha preoccuparci di questo? Che senso ha, quando Colui che questa giovane donna ha messo al mondo ha abbracciato una strada che comportava la rinuncia a tutti i dogmi della religione di cui era «maestro»? Gesù era rabbino, eppure ha buttato all'aria tutti i dogmi per dire non vale la legge dell'occhio per occhio, del dente per dente. Vale la legge del perdono. Per questo lo hanno messo in croce. Il primo a ribellarsi a forme dogmatiche è stato proprio il Cristo. Perché, allora, dovrei pormi l'assillo di dovere credere alla verginità della Madonna? Credo invece alla purezza di cuore della Madonna, al suo intimo sentimento. La condizione di limpida solitudine con cui ha atteso questo figlio, il Salvatore del mondo, era tale da rendere Lei stessa divina. Cristo non impone la fede né rigidi precetti, ma di amare tutti come fratelli. L'amore non impone regole né dogmi. C'è nel film L'Albero degli zoccoli una povera contadina vedova con molti figli; il prete le offre la possibilità di metterne qualcuno in orfanotrofio. Lei pensava che fosse venuto per rimproverarla di non presentarsi a messa, la domenica. Non ho tempo, perché lavo i panni per tutti, per fare mangiare i miei figli. E cosa le risponde quel saggio prete? Cura i tuoi bambini, che è un dovere che viene prima della messa. Proviamo a immaginare «il buon samaritano» che trova lungo la strada l'uomo ferito e maltrattato e invece di soccorrerlo gli dice: «Adesso vado a messa, poi torno a darti una mano». Eh no! Per prima cosa vengono i doveri verso chi ha bisogno. L'amore per il prossimo. L'amore che Cristo ci ha insegnato verso i fratelli. Amo di più Gesù che Dio. Amo di più gli uomini che Dio, perché sono convinto che, se ci vede da qualche parte dell'Universo, Lui vuole questo. Anzi, se devo dire fino in fondo quel che sento, non sono capace di amare Dio come amo i miei amici. E se, nel momento estremo mi si presenterà Dio Padre, dalla grande barba bianca, e mi guarderà: «Rendimi conto della tua vita», io farò il nome dei miei amici. E tra questi amici, anche Gesù: il Signore Gesù Cristo, nato in quel certo luogo, in quel certo giorno tanti anni fa. Cristo è libertà, oltre codici e dogmi. Perché Gesù scaccia i mercanti dal tempio? Perché, come dicono i Vangeli, il tempio di Dio era diventato luogo di mercanti e di cambiavalute: una sorta di borsa valori. E non è forse avvenuta la stessa cosa in molte istituzioni religiose? Solo pochi anni fa, si vendevano ancora indulgenze e messe, che avevano una tariffa a seconda del lusso della celebrazione: con musica e senza musica. E se fosse capitato lì Gesù Cristo? Sappiamo che Egli non è venuto per farci conoscere il Verbo di Dio, inteso solo come pronunciamento di parole, ma per vivere la vita degli uomini come Verbo di Dio. E anche se non lo ha detto, molto ha imparato dalle virtù degli umili. Poiché la sua disposizione ad amare il prossimo gli ha consentito di ricevere un ritorno di amore che è il primo frutto del Suo insegnamento. Non è stato solo un Maestro, è stato anche discepolo dell'umanità. Gesù come Tolstoj, come Gandhi: sono figure che ti segnano per sempre. Che appena le frequenti anche per poche pagine, per poche ore, ti cambiano la vita. Sono modelli. O meglio, sono proposte, perché il modello è fermo, mentre la proposta è in continuo divenire. E non ti lascia più vivere come prima. Dopo Cristo il mondo è cambiato. E non perché molti di noi sono diventati più buoni. Gli uomini sono sempre gli stessi. Ma abbiamo capito di più. Che lo si riconosca o no. Diventare migliore, poi, sta nella libertà di ciascuno. Ma quando abbiamo capito di più, la nostra responsabilità è più grande. Il progetto cristiano, in sostanza, si fonda sulla donazione d'amore più che sulla richiesta di bene (o di beni). Mentre quasi tutte le altre ideologie predicano in gran parte il contrario: il diritto di avere dei diritti. Persino quello di uccidere il tuo nemico. No! Il suggerimento cristiano — non uso la parola religione, ma suggerimento, in quanto la religione comporta determinati obblighi, come iscriversi a un certo partito di Dio — sta nel disporsi alla condizione del donare. E quindi anche del per-donare. Purtroppo però, nella storia, il Cristianesimo si è creato dei diritti: sopra ogni altro, il diritto di giudicare gli altri secondo una divisione che riguarda un apparato di regole generali alle quali tutti devono uniformarsi. Per questo il Cristianesimo è stato tradito, nella sua essenza. In fondo, i principi che ci ha lasciato Gesù sono pochi, ma chiarissimi: ama il prossimo tuo come te stesso... bastano poche cose. Bene, queste poche cose sono state disattese. C'è poi un'altra domanda: i dieci comandamenti sono stati scolpiti nella pietra, ma perché Cristo non volle scrivere? Mentre Mosè fonda una religione attraverso la dettatura dei comandamenti, che poi vengono impressi per sempre nella pietra, Cristo vuole che la parola conservi la sua dinamicità, la possibilità di essere continuamente riscritta dagli uomini. La possibilità, ogni volta che la si pronuncia, di trovare un significato nuovo. Ancora, dunque, Cristo è per me libertà. Insomma, lo ripeto, ho sempre sentito il fiato di quel signore sul collo, e non riesco a liberarmene, perché proverei un senso di solitudine. Ma, paradossalmente, proprio in questo sta il mio senso della libertà. Ogni qual volta un uomo si comporta secondo le modalità di relazioni umane che somigliano a quelle dell'uomo-Cristo è in un certo senso egli stesso Cristo, così come ogni volta che aderiamo a una proposta di vita che è quella di Cristo, siamo un po' Cristo anche noi. Non c'è bisogno di andare in croce. Basta imparare a rinascere, a recuperare l'innocenza che ci consente di cogliere i segni di vita in tutte le creature. A vedere la realtà che c'è in tutte le cose, a sentirla, a provarne profondamente il sentimento.
Ti si sta vedendo l’altra. Somiglia a te: i passi, la stessa fronte aggrondata, gli stessi tacchi alti tutti macchiati di stelle. Quando andrete per strada insieme, tutte e due, che difficile sapere chi sei, chi non sei tu! Così uguali ormai, che sarà impossibile continuare a vivere così, essendo tanto uguali. E siccome tu sei la fragile, quella che appena esiste, tenerissima, sei tu a dover morire. Tu lascerai che ti uccida, che continui a vivere lei, la falsa tu, menzognera, ma a te così somigliante che nessuno ricorderà tranne me, ciò che eri. E verrè un giorno -perché verrà, sì, verrà- in cui guardandomi negli occhi tu vedrai che penso a lei e che la amo e vedrai che non sei tu.
Pedro Salinas

Al mattino, lei lo guardò in maniera strana, con un rispetto strano, malinconico, e disse: "Sai George? Hai proprio preso l'abitudine di amare."
"Che vuoi dire, cara?"
Lei lo abbracciò con uno sguardo, e sorrise. "Tu vuoi qualcosa da tenere tra le braccia, ecco tutto. Che cosa fai, quando sei solo? Ti stringi a un cuscino?"
Egli non disse nulla; era ferito fin nel profondo del cuore. Quella frase, "l'abitudine di amare," causò una rivoluzione in George. Era vero, pensava. Era fuori di sè, disgustato dall'istintiva reazione alla carezza della pelle contro la sua, alla pressione di un seno. Gli parve di vedere Bobby sotto una luce del tutto nuova. Non l'aveva affatto conosciuta prima. La ragazzina incantevole era scomparsa, ed egli vide una giovane donna cauta e indurita dalle sconfitte e dai fallimenti, cui egli non aveva mai smesso di pensare. S'accorse che la tristezza celata dietro quegli occhi neri faceva parte della personalità di lei; scorse il primo barlume grigio tra i capelli lisci di lei, e s'accorse che la curva gonfia della sua guancia era l'inizio del dolce passaggio alla mezza età. Rimase inorridito del proprio egoismo. Ora, pensò, l'avrebbe conosciuta sul serio, e, in cambio, lei avrebbe cominciato ad amarlo. "La verità no; è la fine del mondo.
E noi non possiamo consentire la fine del mondo per una cosa giusta.
Abbiamo un mandato divino.
Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene.
Questo Dio lo sa.
E lo so anch’io”
G.Andreotti il Bruco e Alice rimasero a guardarsi per qualche tempo in silenzio:alla fine il Bruco si tolse di bocca il narghilè e le si rivolse in silenzio con voce languida e sonnacchiosa. "Chi sei tu?"disse il Bruco. poco incoraggiante come inizio per una conversazione,"Io..ora come ora non saprei,signore," rispose Alice alquanto timidamente, "al massimo potrei dirle chi ero quando mi sono alzata stamattina,ma da allora c'è stata una tale baraonda di cambiamenti". "Che vuol dire?" disse il Bruco severamente. "Spiegati!" "Spiacente ma non posso spiegarmi,signore," disse Alice, "perchè io,vede,non sono più io." "non vedo ,disse il Bruco. "mi dispiace,signore,ma più chiaro di così..." disse Alice con molto belgarbo, "il fatto è che io per prima non ci capisco niente.."
"La prospettiva ironica e' un sotterfugio del delirio di grandezza.
Per consolarsi della propria inesistenza, l'io diventa tutto.
L'ironia raggiunge la serieta' quando si innalza alla visione implacabile del niente.
Il tragico e' lo stadio estremo dell'ironia"
Emil Cioran
“Coloro che eliminano dalla vita l’amicizia, eliminano il sole dal mondo.” (Cicerone)
"...all'orizzonte di quell'oceano
ci sarebbe stata sempre un'altra isola,
per ripararsi durante un tifone,
o per riposare e amare.
Quell'orizzonte aperto sarebbe stato
sempre lì, un invito ad andare."
HUGO PRATT
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